[di Monica Monachesi]
Un Paese senza nome, molti Paesi senza nome quelli dei tanti migranti, rifugiati, persone, creature in cammino per attraversare acque, terre, distese interminabili segnate da confini, per rifugiarsi nel mondo, in cerca di protezione e di un’altra possibilità.
Da un Paese senza nome è il progetto di Francisca Yañez che da sempre, è impegnata nella testimonianza attiva, attraverso l’illustrazione e l’arte.
Una mostra, un racconto d’infanzia in prima persona, un laboratorio che viene fuori da una valigia piena di figure e passaporti, per ascoltare, riflettere, confrontare e infine: esprimere.
Una mostra, un racconto d’infanzia in prima persona, un laboratorio che viene fuori da una valigia piena di figure e passaporti, per ascoltare, riflettere, confrontare e infine: esprimere.
Allestimento di Un Paese senza nome a Le immagini della fantasia 35, Sàrmede ottobre 2017 – gennaio 2018.
La storia di Francisca Yañez comincia così, cone le parole scritte in questo passaporto:


Pagine di passaporto esposte in mostra.
Fu un gesto di amore, quello dei suoi famigliari, di rispetto e tutela di un mondo interiore, molto prezioso, soprattutto in quella situazione di esilio.















































